Instagram e visual storytelling, l’intervista a Mastroste

Social Media

I Visual Storytelling Days si avvicinano (e qui ne parlo nel dettaglio). Quale momento migliore se non questo, per intervistare un esperto di Instagram che racconti le dinamiche di questo Social Media visuale?

Inauguro la sezione interviste del mio blog quindi, con Stefano Bonomelli, aka @mastroste. Una carriera professionale in ambito museale, una passione smisurata per la comunicazione, e 10,9 mila follower su Instagram.

 

visual-storytelling-mastroste-foto

 

 

Stefano, ti va di raccontarci chi sei e perché utilizzi Instagram?

Cosa ti affascina di questo canale di comunicazione?

Ciao Fiorella! Cerco di essere quanto più stringato possibile, anche se come sai la sinteticità non è una qualità che mi appartiene.
Chi sono e perché utilizzo IG. Bella domanda: nella vita mi occupo di Musei, su più livelli, dalla comunicazione digital alla produzione di contenuti multimediali. Su IG sono @mastroste, e da aprile 2012 condivido sul social che più amo un racconto fatto di immagini e parole che si è sviluppato ed è cresciuto di pari passo con la mia vita, professionale e privata.

Credo che sia proprio questo il punto che mi ha conquistato di IG: è un mezzo che ti permette di veicolare un contenuto originale in modo estremamente preciso, diretto. Gradisce poco gli errori, è abbastanza lapidario se la fiducia tra content creator e pubblico viene meno. In definitiva, si fatica tantissimo: il rapporto che si costruisce giorno per giorno viaggia sul tacito accordo che quello che pubblico rifletta sempre un lato della mia volontà espressiva, senza intermediari. Quando questo patto viene rispettato, si cresce di pari passo: chi gestisce il profilo sceglie uno stile comunicativo unitario, e porta avanti il suo progetto. Chi ti segue mi piace pensare che, in quale misura, sia partecipe della tua vita nel momento in cui legge una caption kilometrica (!) e ti risponde nei commenti “non ti conosco, ma mi hai emozionato”.

 

Questione di stile

Le tue fotografie hanno uno stile preciso, che i tuoi follower riconoscono, o ti lasci ispirare dagli altri utenti e dai trend?

Non sono mai stato un grande amante dei trend. Questo non per falsa modestia ma semplicemente perché non sono in grado di replicarli senza appesantirli e renderli artificiosi.
IG è un universo infinito di ispirazioni e talentuosi instagramers dai quali si può solo che imparare, l’importante è non perdere traccia del proprio percorso: chi ti segue da una vita se ne accorge con una certa facilità, e poi è difficile recuperare in rapporto fiduciario interrotto.

 

Instagram e le aziende

Pensi che Instagram possa essere un canale utile per le aziende?

Che tipo di collaborazioni si possono attivare con gli influencer che presidiano questo Social?

IG è il canale per le aziende, e lo sarà sempre di più nella misura in cui il rapporto di fiducia customer-business sarà sempre più influenzato da “soggetti terzi” in grado non più di sponsorizzare un prodotto (fuori di parole, la markettata priva di spessore), ma di raccontarlo nel modo più limpido e performante possibile: molti igers sono riusciti a costruire negli anni un rapporto one to one con i propri followers così forte da battere qualsiasi strategia di ADV studiata a tavolino.

Quando racconto di un prodotto (dall’oggetto-brand alle iniziative culturali che più sovente ospito sul mio canale), non mi limito a “vendere” quel prodotto, ma cerco di accompagnare chi mi segue in un viaggio emozionale fatto di immagini e parole. Questo è accaduto ad esempio durante l’#emptycarrara organizzato dall’Accademia Carrara di Bergamo, oppure per #timeisoutofjoint in occasione dell’opening della Galleria Nazionale di Roma: non ci si limita ad un copy&paste asettico, ma si riscrive una nuova pagina di fiducia nel rapporto tra te e chi ti segue.

Firmato il patto, IG ti offre mille sfumature per far vivere l’esperienza immersiva del racconto a 360 gradi.

visual-storytelling-mastroste-fiorellamade

 

Visual Storytelling per narrare un brand

Restando sulla relazione Instagram-brand, in che modo si può raccontare una storia attraverso le immagini?

Puoi raccontarci un esempio di narrazione prendendo spunto dalla tua esperienza personale e professionale?

Per rispondere a questa domanda, mi collego al progetto @themuseumchat, che ho creato e curo non appena ho tempo. Il progetto #TheMuseumChat nasce come naturale espressione del profondo rispetto che nutro per Instagram, inteso come un incredibile medium comunicativo in grado di veicolare un contenuto autentico in modo diretto ed univoco, unitamente alla mia naturale passione per il mondo dei Musei. Diciamo che ho sentito l’esigenza di ripagare IG di tutto quello che è riuscito a darmi, sia umanamente che professionalmente, nel corso di questi anni: quale modo migliore se non unire il mio lavoro alla possibilità di dialogo e confronto costruttivo che solo un social come IG può regalare?
Ecco che con questo progetto cerco di dare voce ai Musei italiani, parlando in prima persona al proprio pubblico senza filtri e censure. Diciamo che qua il rapporto di fiducia é massimo, e il confronto è sempre aperto nei commenti.

 

Consigli utili

Hai dei consigli da dare alle aziende che solo ora decidono di implementare Instagram nella loro strategia di comunicazione?

Ad esempio, tu hai più di 11 mila persone che ti seguono, come si può creare una fan base partendo da zero e possibilmente senza acquistare follower? Le relazioni, in questo contesto Digital PR, sono così importanti?

Premesso che non sono ferrato sull’argomento strettamente legato alle aziende e che ci sono professionisti del settore a cui bisogna fare riferimento, mi limito a condividere con te e con chi ci legge alcune mie riflessioni e consigli, dettati sia da buon senso che dall’esperienza: se hai intenzione di fare il furbo, non vai lontano. Vuoi per il trend della compravendita dei likes, dei followers e dei profili stessi che cambiano nome dalla sera alla mattina, IG sta diventando un mercato di offerte poco limpide e strategie di comunicazione davvero precarie, goffe, sovente malevoli che tendono a scofinare nella frode. In questo mare magnum, la qualità dei singoli viene oscurata a favore di chi ha “la k” (leggasi migliaia e migliaia di followers) a discapito di chi produce contenuti di qualità e coltiva relazioni con il proprio pubblico giorno per giorno.

Spesso l’azienda è portata a fidarsi solo dei numeri e a reclutare persone all’apparenza influenti, ma che in realtà hanno perso da anni il rapporto con la propria fan base. Il risultato è quello di gonfiare il trend dei cosiddetti “influencers” senza che questi portino effettivo beneficio, in primis alle aziende che si vedono costrette a sborsare fee di ingaggio considerevoli a fronte di un ROI inesistente.
All’azienda che decide di buttarsi nel mondo di Instagram, mi permetto di dare alcuni consigli:

  • Valutate molto attentamente la vostra strategia comunicativa e a chi volete affidarvi.
  • Ricordatevi che se non avete tempo da dedicare al mezzo, non apritelo affatto.
  • Se volete aprirlo, sappiate che il successo del singolo brand su IG richiede tempo, tantissimo tempo, ed energie (anche in termini di risorse umane) dedicate.
  • Il vostro canale non può e non deve essere solo una splendida vetrina, ma deve saper parlare ad un pubblico che lentamente si fidelizza, costruendo un rapporto solido nel corso del tempo.
  • Potete affidarvi ad agenzie del settore ma abbiate sempre un occhio di riguardo su chi decidere di coinvolgere nel raccondo del vostro brand: sovente basta passare un’ora sul profilo di un singolo per capire la qualità delle interazioni che ha, lo spessore dei contenuti e soprattutto lo sforzo descrittivo nell’abbinare l’immagine alle parole. Verificato questo, avrete a disposizione ambassador consapevoli delle vostre potenzialità, in grado di parlare molto chiaramente ad un pubblico che si fida di loro, e per osmosi inizia a fidarsi di voi, arrivando all’ultimo step dell’acquisto.

 

Grazie!

Ringrazio Stefano per questa bellissima intervista (per contattarlo scrivetegli un’email). Alle mie domande ha risposto in modo molto preciso e penso che i contenuti delle sue risposte siano davvero utili a chi vuole implementare questo Social nella propria strategia di comunicazione, ma anche a chi già ne fa uso, ma si sente smarrito.

Riassumendo: Instagram è uno strumento perfetto per fare visual storytelling, per raccontare storie attraverso le immagini col fine di suscitare emozioni. Queste storie per funzionare vanno elaborate nel dettaglio; il contenuto dev’essere autentico e in linea con lo stile comunicativo a cui i follower sono abituati. Perché? Per mantenere il rapporto di fiducia che si è creato fino a quel momento e mantenere quindi, la credibilità. Se si decide di rivolgersi a un influencer, è necessario accertarsi che la persona sia in linea con i propri valori e che i follower siano in target.

 

E tu come usi Instagram? Hai capito le potenzialità di questo canale di comunicazione? Se ti va, scrivimelo nei commenti. A presto!